19/04/08

la mia vita come direbbe Pirandello

ok, sto studiando troppo forse, e sto arrivando al punto in cui mi immergo totalmente nei pensieri degli artisti che tratto.
Sarà che adoro Pirandello e la sua attenta analisi del personaggi che tratta, sarà anche la novità per me di veder trattato da lui l'introspezione totale di questi, ma in questo momento sto immaginando Pirandello che scrive un romanzo su di me, e lui che cura un'attenta introspezione sul personaggio di Stefania.
A cosa potrebbe ispirarsi? Ai quaderni di Serafino Gubbio operatore? nah... non credo, non penso di essere la tipa che rimane muta dopo aver assistito ad un incidente.
All'Esclusa? bho non penso che la gente mi veda come un personaggio che compie adulterio ma nemmeno Marta l'aveva commesso...
Uno, Nessuno, Centomila? se mi dovessi fare paranoie simili su un mio difetto fisico allora sarei gia bella che alienata da un pezzo.
il Fu Mattia Pascal? forse si avvicina di più. In effetti anche io a volte spero di eliminare totalmente la mia identità per crearne una nuova, ma dubito che qualcuno mi darebbe mai per morta, e sinceramente sarebbe abbastanza triste andare a portare fiori sulla mia lapide.
Fatto sta che ci sarebbero milioni di elementi per cui un Pirandello potrebbe ispirarsi su di me.
Cosa di cui mi son sempre lamentata fino allo stremo delle forze, è che la gente non mi vede come in realtà io sono davvero. Non parlo di gente qualsiasi che passa per strada, ma di persone che mi sono state vicine e che a causa della maschera che spesso indossavo ho perso stupidamente. Una cosa della quale ancora sto male. Una cosa per cui vivo ancora con i rimorsi.
Cambiando discorso, ma rimanendo sempre in tema filosofico, la felicità pura, totale, incontaminata, esiste? Leopardi disse di no, e io sono d'accordo (tanto per fare la saputella e citarne qualcun'altro)
Eistsono i momenti di contentezza, attimi in cui ti puoi sentir felice ma è una sensazione talmente breve che non è possibile calcolarla. Può durare di più ma il pensiero a un certo punto è uno ed è fisso:"quanto può durare?" A quel punto ti accorgi che è gia concluso il momento più felice e che devi aspettare chissà quanto per riaverlo. Un po' come i fenomeni atmosferici rari, come un eclissi totale, o un'aurora boreale.
Ben diversa è invece l'illusione della felicità, ma non è reale.
Cosa voglio dire con questo?
Nella mia mente mi dico: "sono felice, perchè non dovrei esserlo?"
nel mio incoscio so che è una domanda retorica e che non sono felice perchè la felicità non esiste e se esiste è composta da brevi istanti, e se è così comunque non posso far nulla per esserlo.
Anche se riuscissi a soddisfare tutti i miei sogni più remoti, anche se riuscissi a piacermi, a piacere alle persone, a togliere la maschera che indosso, o che mi incollano gli altri, anche se tutto fosse perfetto (cosa ancor più rara), non sarei comunque felice, andrei alla ricerca di un qualcos'altro ancora e sempre di più.
La vita è quindi la ricerca della felicità, o la ricerca di qualcosa che possa illuderti di averla?
Le persone che basano molto la propria vita facendo riferimenti al passato, chiamate soggetti secondari, sono semplicemente quelle persone che cercano di riunire i propri attimi felici in un unico grande album, come delle fotografie. Queste persone ricercano la felicità nei ricordi del passato, altre la ricercano nel presente, altre ancora sperano in un futuro, ma la felicità continua non esiste.
Perchè questo sclero?
è essenzialmente la speranza di potermi mettere l'anima in pace, e di convivere serenamente con questa sensazione di essere Uno, Nessuno, Centomila per le persone che mi sono vicine

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