Il presidente della roma aveva 82 anni
Calcio, è morto Franco Sensi
Era
salito al vertice della socità giallorossa nel 1993Con lui il terzo scudetto,
due C. Italia, due Supercoppe
È morto Franco Sensi. Il presidente della Roma,
malato da tempo, era nato nella Capitale nel 1926 e aveva compiuto 82 anni il 29
luglio scorso. Era salito al vertice della società giallorossa nel 1993. Il
presidente della Roma è scomparso alle ore 23.35 all'ospedale Gemelli di Roma,
dove era ricoverato, vicino ai suoi cari, alla moglie Maria, alle figlie
Rosella, Cristina e Silvia ed i parenti più stretti, che lo hanno assistito
tutto il giorno. Domani la famiglia deciderá dove svolgere i funerali, non è
esclusa una camera ardente a Trigoria. Franco Sensi da qualche settimana era
ricoverato all'ospedale Gemelli per problemi respiratori. Si trovava in terapia
intensiva post-operativa, il reparto dotato di speciali macchinari per i
pazienti che hanno problemi di quel tipo. C'è sempre stato il massimo riserbo
sulle sue condizioni di salute.
(Newpress)Per la Roma era «Il presidente»,
società presa nel 1993 e portata allo scudetto nel 2001. Ma in 15 anni sono
arrivate anche due Supercoppe italiane (2001 e 2007) e due Coppe Italia (2006/07
e 2007/08). Poco o abbastanza, dipende dai punti di vista. Perchè Sensi ha speso
tanto, sicuramente più di quanto non abbia vinto. Ma con lui, presidente più
longevo della storia giallorossa, la Roma è tornata ai fasti dell'era Viola, con
lui è tornata a contare e non solo sul campo. «Tu sei e sarai sempre la storia
della Roma», gli aveva detto ultimamente Francesco Totti.
In effetti la Roma
nasce nel segno della famiglia Sensi. Il papà di Franco, Silvio, fu uno dei
fondatori del club, nato dalla fusione di Alba Audace, Fortitudo Pro Roma e
Roman. Il padre tramandò questa passione al figlio, che negli anni 1960 divenne
vice presidente durante la gestione di Anacleto Gianni e vide la squadra
giallorossa alzare al cielo il primo (e fin qui unico) suo trofeo europeo: la
Coppa delle Fiere. Poi abbandonò l'incarico pur rimanendo sempre legato alla
Roma tanto da salvarla dal fallimento a cui la stava portando Giuseppe
Ciarrapico. Nella Primavera del 1993 la prende insieme a Mezzaroma, poi a
novembre liquida il suo socio (troppe divergenze nella gestione, tra cui
l'arrivo dell'indesiderato Luciano Moggi come ds) e diventa proprietario unico.
Il suo primo allenatore è Mazzone, romano verace come Sensi, il neo
presidente compra tanto: da Balbo a Fonseca, passando per Di Biagio, Lanna,
Moriero, Cappioli... I successi non arrivano, al massimo qualche qualificazione
in Uefa. In compenso comincia a farsi strada un giovanotto di più che belle
speranze, Francesco Totti. La sua graduale esplosione va quasi di pari passo con
le battaglie nel Palazzo del calcio di Sensi, che per la sua Roma chiede una
dignità pari a quella vantata da Milan, Juve e Inter. Così a fine anni novanta,
mentre Zeman lancia definitivamente Totti («Il mio unico figlio maschio»,
l'investitura di Sensi) e la crociata anti doping contro la Juve, il presidente
della Roma costituisce insieme al collega della Lazio, Cragnotti, a quello del
Parma, Tanzi, e a quello della Fiorentina, Cecchi Gori, la società di diritti
televisivi Sds che apre la strada all'avventura di Stream, il polo televisivo
sportivo alternativo a Tele+, che allora trasmetteva le partite delle big del
Nord. Inoltre, sempre di quel periodo è l'accordo per il doppio designatore (uno
in quota Inter, Milan, Juve, un altro per le quattro «sorelle» del centro).
Il 1999 segna l'arrivo di Capello, che due anni dopo farà vincere alla
Roma il suo secondo scudetto. Sensi cerca di conquistare la presidenza di Lega
nell'estate del 2002 e quasi ci riesce ma il voltafaccia inaspettato di alcuni
dirigenti fa crollare la sua candidatura. Inizia allora la lenta fase del suo
declino fisico e insieme ad esso i momenti di difficoltà per la Roma, fiaccata
dall'allenza tra Milan e Juve e dai problemi economici figli dell'oneroso (per
gli acquisti, tra gli altri, di Batistuta, Emerson e Samuel) secondo tricolore:
per salvare la sua Roma Sensi si priva di diversi beni personali (Il Corriere
Adriatico e l'Hotel Cicerone, per citarne alcuni). La primogenita Rosella prende
in mano il timone della società e la conduce in una nuova fase, quella
dell'autofinanziamento. Ma anche di diversi successi (una Supercoppa e due Coppe
Italia), sotto la guida di Luciano Spalletti. Ora toccherà a lei, passati russi
e americani, continuare a portare avanti l'eredità del padre, per una vita
fortemente innamorato della sua quarta figlia femmina: la Roma. «Che porterò con
me nella tomba».
18/08/08
addio presidente
(Corriere della Sera)
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